Intervista Congiunta a Rosa, Magro e Cavicchioli

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Intervista congiunta a Severo Rosa, Tiziana Magro e Giorgio Cavicchioli.

1. Nella peculiarità di ciascun caso di separazione conflittuale, è possibile individuare delle dinamiche relazionali ed emotive nei nuclei familiari e nei loro componenti?

Certamente si, nel corso del nostro lavoro di consulenti e terapeuti nell’ambito delle separazioni genitoriali altamente conflittuali abbiamo potuto individuare, nel corso degli anni, degli stati emotivi e delle dinamiche relazionali che, una volta analizzati e compresi, possano aiutare sia genitori che gli specialisti (psicologi, psichiatri, avvocati e magistrati) a gestire situazioni pesanti e dolorose, che colpiscono tutti i membri della famiglia separata e, in particolare, i figli. Questi studi stanno trovando forma in un testo che sarà a breve disponibile.

2. Ci può fare degli esempi di queste dinamiche relazionali ed emotive?

Inizierei descrivendo dapprima una dinamica relazionale. Non è facile per i genitori che si separano comprendere che da separati non è più possibile fare i genitori come prima. È necessario imparare a fare il genitore separato, e questo è un processo che s’impara, così come si è imparato negli anni a fare il genitore in coppia. Il primo aspetto da modificare consta nel ritiro di quelle che definiamo le “deleghe genitoriali”. Se il papà delegava molti aspetti organizzativi dei bambini e di gestione empatica, ad esempio, si troverà a dover acquisire questi aspetti di genitorialità; dovrà quindi impegnarsi per imparare queste mansioni genitoriali che prima delegava. Così la mamma dovrà lasciare il tempo all’ex partner affinché acquisisca ciò che sinora ha poco sviluppato, o che praticava avvalendosi del suo appoggio, concedendo che questo percorso contempli errori e uno stile personale. L’errore più frequente delle mamme in queste situazioni è quello di pretendere che il padre acquisisca lo stile materno, così come l’errore del padre più frequente è quello di abbattersi e non comprendere su quali ambiti è necessario sviluppare nuove competenze, finendo così per mantenere modalità che non rispondono alla nuova situazione o ai bisogni del bambino.

3. All’interno di questa dinamica relazionale i bambini che ruolo hanno?

I bambini hanno un ruolo fondamentale. Nelle situazioni di conflittualità genitoriale più grave diventano oggetto e/o soggetti nel conflitto, per cui i loro bisogni spariscono sommersi dalle emozioni e dagli obiettivi dei genitori. Di questo darei alcuni elementi dopo, introducendo alcuni concetti di psicodinamica. Nei casi in cui il conflitto, invece, non cancelli i bisogni dei figli, questi ultimi cercheranno un nuovo equilibrio pur appoggiandosi ad equilibri precedenti. Prima di portare degli esempi è necessario specificare che i figli hanno una consuetudine di schemi comportamentali ed emotivi che vedrà come punto di riferimento principale uno dei due genitori, che noi definiamo “genitore prescelto”. Questo avviene normalmente in modo sano in tutte le famiglie, non solo in quelle separate. Potrà capitare, ad esempio, che il genitore che è uscito di casa a seguito della separazione si trovi in difficoltà per almeno due motivi: il primo è che spesso si tratta del genitore non prescelto, e quindi di colui su cui il bambino si è meno strutturato nelle abitudini di vita quotidiana e nelle dinamiche emotive; a ciò si aggiunga che nella nuova abitazione il bambino non ha i propri oggetti, i propri spazi, dove poter soddisfare le proprie abitudini e trovare il proprio nido emotivo. È frequente il bambino faccia fatica ad inserirsi nel nuovo contesto di vita e attivi comportamenti regressivi, cioè di fasi dello sviluppo che aveva già superato. Nei bambini più piccoli, ad esempio, può capitare che propongano al genitore non prescelto sempre i medesimi giochi giunti in casa, oppure giochi di fasi evolutive precedenti, che avevano già abbandonato da tempo. Questi comportamenti servono ai piccoli per ricostruire un contesto conosciuto, degli schemi che tornino a dare consuetudine, come ad esempio chiedere o pretendere di tornare a dormire nel lettone quando è già stato abbandonato per il proprio lettino. Se non si è a conoscenza di queste dinamiche emotive e comportamentali, il rischio è quello di ritenere inadeguato il genitore non prescelto, e di alimentare un conflitto basato su una presunta incapacità genitoriale. Per altro in questi casi il genitore non prescelto può reagire irrigidendosi e forzando il bambino in nuovi schemi, logorando la relazione, oppure ritenendosi inadeguato e tornando a delegare il genitore prescelto a ruoli che rassicurano il figlio, ma che impediscono lo svilupparsi del nuovo equilibrio: quello della “famiglia separata”.

4. Per quanto riguarda i casi di separazione gravemente conflittuale?

Nei nostri studi abbiamo analizzato le dinamiche psicologiche che si attivano nei bambini quando vivono la separazione dei genitori attraverso quei particolari processi psichici che vengono chiamati “meccanismi di difesa”. Attraverso essi, le persone – grandi e piccole – cercano delle strade per arginare la portata di sofferenza associata a certi eventi di vita o per dirla in termini psicologici più tradizionali, l’Io si difende dalle ansie e dalle angosce che, suo malgrado, gli capita di incontrare. La chiave di una buona separazione è nell’elaborazione delle emozioni che in essa si vivono da parte dei genitori. Nell’esperienza maturata nelle separazioni conflittuali è possibile affermare che nella quasi totalità dei casi la fase di dolore e rabbia, sempre presente nel lutto per la perdita del partner e della relazione di coppia, non viene elaborata da almeno uno dei due genitori; di conseguenza, i bambini si trovano in grave difficoltà nell’elaborare la propria sofferenza con il papà e con la mamma. I figli, quindi, si troveranno a gestire la sofferenza e la rabbia del genitore o dei genitori, non riuscendo ad esprimere le proprie, ma immedesimandosi con uno o con l’altra. Spesso, in queste situazioni, si attivano fortemente alcune delle difese psicologiche inconsce, come ad esempio la proiezione, la scissione e la negazione.
Al bambino non è consentito vivere il proprio genitore appieno, ma si trova ad “allearsi” con uno dei due. In queste situazioni è difficile che il bambino possa vivere positivamente quello che definiamo il genitore “non prescelto”. La rabbia, spesso, va a permeare le diversità educative; almeno uno dei due genitori si pone in una situazione di giudizio dell’altro/a, invischiando il figlio nelle dinamiche genitoriali e impedendogli, come detto, di vivere la propria nuova, complessa e a volte imbarazzante esperienza con un genitore che possiamo definire nuovo, in quanto non più complementare all’altro, ma soggetto autonomo.

5. Può descrivere alcuni di questi meccanismi psichici di difesa che i bambini attivano per gestire i conflitti dei genitori?

I bambini che si trovano nelle separazioni altamente conflittuali stanno perdendo un equilibrio di vita e hanno come bisogno vitale quello di mantenere il contatto affettivo con uno dei due genitori: normalmente viene scelto il genitore prescelto. Tramite la negazione i bambini possono inconsciamente annullare certi aspetti della realtà che, così, scompare e smette di farli soffrire, o per lo meno questo è l’obiettivo di questo meccanismo inconscio. Molti aspetti della propria vita emotiva e relazionale, quindi, possono essere sacrificati.
Nella scissione il bambino si difende dall’angosciante presenza di qualità antinomiche nell’oggetto, costituendo due atteggiamenti psichici, di cui uno tiene conto della realtà, l’altro la nega sostituendovi il contenuto di un desiderio.
Il bambino, quindi, non riuscirà a gestire gli affetti ambivalenti, l’amore e la rabbia, verso il medesimo genitore e dovrà scinderli, separarli secondo due modalità: o attribuendo ad un genitore tutte le parti positive e all’altro tutte quelle negative, o creando due mondi separati, uno paterno e uno materno, dentro i quali vivere in modo alternato. I figli tramite la scissione provano a rendere più semplici e più gestibili le relazioni e le emozioni.
La proiezione è il trasferimento di un contenuto ideativo soggettivo in un oggetto, in una persona o in un animale. Come tale, esso è una dissimulazione di un contenuto negativo o positivo che l’individuo dovrebbe riconoscere ma che rifiuta per una determinata ragione, ad esempio perché il contenuto è immorale o inaccettabile, oppure il contenuto è inconscio e non riconosciuto, o per la sottovalutazione di sé. L’elemento negativo, quindi, viene dapprima isolato, staccato dalla rappresentazione interna tramite un meccanismo di scissione e poi espulso psichicamente, buttato fuori dall’oggetto, ovvero dai pensieri che riguardano la persona o la situazione, che è e deve restare positiva, a rischio di perdere tutto il positivo della vita. In quel momento, l’oggetto interno, cioè la rappresentazione mentale che il bambino ha dentro di sé di quel genitore, non può assolutamente essere confuso con ciò che è percepito come troppo negativo poiché caricato di emozioni dolorose o angoscianti. Il bambino, il minore, e purtroppo anche il genitore, cerca in questo modo di fare ordine nei propri affetti.
Descritti i meccanismi di difesa gravi che un figlio può utilizzare in una situazione di separazione conflittuale, è possibile fare riferimento al conflitto di lealtà, che consiste in un conflitto emotivo nel quale il bambino viene a trovarsi non potendo vivere liberamente le proprie emozioni verso uno o entrambi i propri genitori. Il bambino si troverà a non poter vivere liberamente determinate porzioni del proprio mondo emotivo (rabbia, amore, dolore o paure) verso uno o entrambi i genitori, per timore di deludere o di perdere l’amore. Tale dinamica emotiva non necessariamente si sviluppa accompagnata da meccanismi psichici gravi come quelli sopra descritti, ma certamente per un bambino evitare emozioni proprie per vivere e personificare le emozioni di uno o di entrambi i genitori può, soprattutto se nel lungo periodo, creare problemi di strutturazione del sé di una certa importanza.
Nella nostra esperienza riteniamo esistano livelli differenti del conflitto di lealtà. La suddivisione che proponiamo mette al livello uno quello meno grave, che meno danneggia le esperienze e la struttura di personalità del bambino, per poi salire di gravità sino alle situazioni di disaffezione e di alienazione, dove il bambino non può vivere aspetti della realtà e delle proprie emozioni.